Una bambina e basta di Lia Levi

Pubblicato il da Libero pensatore

Siamo nel 1938, alla vigilia della vergognosa emanazione delle leggi razziali in Italia. C’è una bambina, come tante altre, che narra le sue vicissitudini.

Cosa rende particolare questa storia?

Il fatto che si tratta di una bambina di religione ebraica. Una delle tante che quelle leggi segregheranno  e perseguiteranno, senza una motivazione logica, solo in base alla sua appartenenza religiosa.

Una bambina che fa fatica a comprendere un mondo adulto che decide per lei senza consultarla, che la costringe a cambiare scuola, ad abbandonare i suoi amici, senza spiegarle il perché. Eppure una bambina che riesce a ricrearsi il suo tessuto di relazioni, che non si lascia schiacciare dagli eventi.

In fondo è anche una bambina fortunata. A lei non tocca il destino che invece a travolto la vita di tante sue coetanee. Anzi nel libro non ci sono accenni alla shoa, quasi a dire che non è necessario fare riferimento a quell’immane tragedia per puntare il dito contro i responsabili di quelle atrocità. È sufficiente che una sola bambina sia stata sottratta al suo sacrosanto diritto di vivere la propria età nella sicurezza degli affetti e nella serenità dei suoi giochi per poter condannare i responsabili.

Ma questo libro ci dice molte altre cose.

Come si fa a spiegare a una bambina che deve andare in un collegio di suore, lei che è ebrea, senza la madre e il padre? Come si fa a spiegare a una bambina che non deve andare in chiesa e accettare di essere diversa dagli altri? Come si fa a spiegare a una bambina che nonostante tutto, deve conservare la propria identità culturale?

Ed allora non ci si può che commuovere di fronte alla disarmante ingenuità di una bambina che cede all’insistenza ottusa delle suore, che cercano di convertirla per salvarla dalla condanna ad un limbo eterno, e pensa di abbandonare il Dio severo dei suoi genitori e di abbracciare quel Dio di amore di cui le parlano e di diventare santa.

Ed ecco che allora il finale diventa un vero e proprio documento di speranza, di rifiuto di ogni discriminazione. È quello che si prova a leggere le ultime righe, quando, dopo che sono finalmente arrivati gli alleati e l’incubo è finito, la bambina chiede alla mamma se poteva dire apertamente che era una bambina ebrea e la mamma le risponde che lei non è una bambina ebrea ma una bambina e basta.

Un libro da leggere!

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