Giacomo Perlasca
Ecco un altro libro che si può scaricare e leggere per comprendere
i valori della memoria resistenziale.
PREFAZIONE
Allo scopo di prevenire, o almeno ridurre, le critiche e le osservazioni, vogliamo subito sottoli-neare che questo libro non pretende di essere né un’ opera di storia, né una trattazione esauriente di quanto durante il dominio della repubblica fascista avvenne in Val Sabbia, dove la brigata delle Fiamme Verdi Giacomo Perlasca visse ed operò sino ai giorni dell’ insurrezione. Prescindendo dalle ragioni – ampiamente illustrate nel disegno sto- rico che costituisce la prima parte del volume — che rendono quasi impossibile una vera e propria storia della guerra partigiana, resta il fatto della scarsità del tempo trascorso, della mancanza di complete documentazioni, della difficoltà di racco-gliere il materiale, motivi tutti che rendevano inat-tuabile quella posizione critica, panoramica e com-prensiva che caratterizza e determina l’ opera di storia.
Di fronte ai vari ostacoli del lavoro, non si è trovato di meglio che seguire una tattica di com-promesso. Il libro venne cioè diviso in due parti: nella prima parte si cercò di offrire un quadro che esprimesse il più fedelmente possibile i modi ed i temi della vita partigiana; nella seconda ci si sforzò di organizzare secondo un criterio cronologico il materiale di cronaca messo a disposizione, composto dalle relazioni fornite dai comandanti dei vari gruppi o da persone che ebbero l’ occasione di vivere da vi-cino la lotta partigiana.
Tale criterio cronologico, fedelmente osservato per tutto il libro, viene violato soltanto nel penultimo capitolo, dedicato alla cronaca dei gruppi di monta-gna. Né questo strappo era evitabile, perché essen-do i gruppi di montagna i nuclei fondamentali del partigianesimo, e la sua più autentica espressione, non era possibile spezzettare la storia di queste for-mazioni in tante parti quante furono le fasi della guerra partigiana in val Sabbia, e cioè in quanti sono i capitoli in cui noi dividemmo la nostra cro-naca: per eccesso di fedeltà alla cronologia, ne avrebbe in questo modo sofferto la chiarezza.
In ogni caso, almeno di una cosa possiamo garantire il lettore: che la massima cura fu posta nel mantenerci fedeli alla verità, evitando ogni ten-tazione di gargarismi retorici e di raffreddori pa-triottardi. Né facemmo molta fatica, perché sape-vamo che bastava stavolta copiare la verità per illustrare la gloria.
Vada questo nostro lavoro a quelli che hanno combattuto, a quelli che hanno sofferto, a quelli che sono morti; a tutti i poveri diavoli che la sorte ha sbattuto nel pieno di quello strano mondo, in-genuo e precursore, scombinato e puro, sciabattato e generoso; a tutti quelli che hanno respirato quel tumultuoso frastuono di patimenti e di gioie, di co-raggio e di paure, di grandezze e di fesserie. Poiché nulla sarà mai più simpatico di chi fece il monello in un gioco di morte per un ghiribizzo di libertà: e questo, in sostanza, fu il partigiano.