Il segreto di Luca, di Ignazio Silone
Questo libro ci riporta in mezzo ai cafoni che hanno ispirato il capolavoro di Silone, Fontamara, ma ora si ha netta l’impressione che a tornare sia Silone stesso. Il segreto di Luca, in fondo, è la ricerca dell’identità dell’autore che, tra le sue montagne, cerca la ragione per proseguire il suo impegno civile, politico e culturale.
Luca rappresenta quella gente e quelle lotte e quelle sconfitte che ora, dopo il regime fascista, la guerra e la lotta partigiana, in molti vogliono dimenticare. I molti sopravissuti alla caduta del regime fascista, i ricchi proprietari, sono tra i primi a non volere che Luca, che non ha mai piegato la testa, non ha cercato di discolparsi di una colpa che non aveva, di non tradire tutto ciò che amava, non torni e soprattutto non pretenda da loro una solidarietà che sarebbe possibile solo se vi fosse un riconoscimento profondo, intimo, della loro connivenza con il regime e con le sue infamie.
Ma nessuno è pronto a fare una scelta così difficile e dolorosa, tutti preferiscono ancora chiamarlo “L’ergastolano”, tenersi lontano da lui e tenerlo lontano. Tutti tranne il protagonista del libro, l’io narrante, l’uomo che si oppose al fascismo, che è dovuto andar via e che ha lottato sulle montagne con i partigiani. Lui e il vecchio prete. Entrambi sono gli unici amici di quest’uomo, Luca.
Ma se questa sembra essere la lettura profonda del libro, quella più letteraria mostra una grande maturazione stilistica dell’autore e una pervicace volontà di non allontanarsi dalle terre marsicane.
Nel racconto Luca è la vittima sacrificale e innocente di un delitto compiuto da altri e per altri interessi. Durante tutto il processo egli avrebbe potuto facilmente discolparsi, ma il suo silenzio gli impedisce di evitare l’ergastolo. Perché questo silenzio, ma ancora di più perché esso ha così sconvolto i suoi concittadini?
Sono queste le ragioni per cui il protagonista torna nella sua terra e, pur essendo candidato al nuovo Parlamento dell’Italia democratica, disdegna le accoglienze ufficiali, gli ipocriti ossequi delle autorità, e preferisce cercare subito Luca.
Interrogarlo non serve a niente, gli anni non hanno incrinato la sua volontà di non spiegare dove si trovasse al momento del delitto. Quindi non resta che chiedere alla gente del paese, a chi, allora, poteva sapere e non ha parlato.
Viene fuori un ritratto di gente dura, abituata al sacrificio, ad una vita che non concede niente che non sia lavoro e miseria. Tuttavia incominciano anche i segni di un cambiamento che porterà molti giovani ad andare via. Prima di allora egli deve sapere e deve saperlo anche per capire se può o meno candidarsi per le imminenti elezioni.
C’è nelle parole di Silone un mondo che non esiste più, eppure un mondo che rappresenta ciò da cui veniamo e che sarebbe giusto non dimenticare perché la memoria ci mette al riparo dal ripetere gli stessi errori, come a scuola, quando gli errori venivano sottolineati con la matita blu, per quelli più gravi e rossa per quelli meno importanti. Quando ci venivano consegnati quei compiti ci veniva detto di riguardare gli errori per non commetterli più, la stessa cosa vale per la nostra vita, come ci ha autorevolmente ammonito Primo Levi.