Come i partigiani
Quando, nel suo discorso sulla fiducia, Di Pietro ha invitato Berlusconi a dimettersi perché e ad accettare il suo destino, il carcere, “come un Noriega qualsiasi”, ha detto non solo una cosa condivisibile, ma soprattutto ha messo a nudo un pericolo davvero drammatico per la nostra democrazia.
Davvero possiamo pensare che un fascista, populista, mediaticamente violento, capace di coartare le istituzioni, corrompendole o demonizzandole o svilendole per meglio asservirle al proprio volere, si lasci portare a quel destino senza reagire.
In questi anni, Berlusconi e Lega, con la complicità della Chiesa, hanno stravolto il paese assuefacendolo ad una quotidianità fatta di rassegnazione giustificata dal fatto che “non si può fare niente”, che “tanto comanda lui” e poi “tanto sono tutti uguali”.
E così abbiamo ingoiato e digerito le leggi ad personam, la consapevolezza della collusione del premier con la mafia, i Fitto e i Cosentino, l’invasione delle mafie al nord, la crisi, la cassa integrazione, la povertà, l’impossibilità di pagare il mutuo, ecc…
E non illudiamoci, come abbiamo fatto alla Camera, la gente è più rassegnata che arrabbiata, è più disposta a ricevere un favore che a ribellarsi. Si accontenta di scatenarsi contro i ROM o a respingere gli stranieri che vengono dal mare, o a pagare in nero e sfruttare la badante che pulisce il culo dei nostri genitori perché a noi fa schifo e le rette delle case di riposo sono troppo care.
Allora, se questo è vero come è drammaticamente vero, la proposta di Bersani può non piacerci ma non possiamo buttarla via.
Occorre un governo di unità nazionale che escluda il solo Berlusconi e la Lega che si sono messi fuori da quello che una volta chiamavamo l’arco costituzionale.
Certo vanno posti dei paletti, questa collaborazione non elimina le identità di ogni componente e il centro è il centro, il centro sinistra è il centro sinistra, la sinistra è la sinistra. Ci sarà tempo, dopo per fare chiarezza e di chiarezza ci sarà bisogno.
I punti programmatici sono quelli della legge elettorale, di alcuni elementi di rilancio dell’economia e il superamento del precariato per i giovani, di riduzione del debito senza macelleria sociale, riforma del fisco, di salvaguardia dei diritti, a partire dalla scuola e dalla salute, di salvaguardia del territorio, in particolare per quello che riguarda i rifiuti, la messa in sicurezza rispetto a frane e alluvioni, per finire con la regolazione del conflitto di interesse e quello della legalità.
Per fare questo sarà anche necessario passare per un elezione, ma il pericolo di essere divisi e perdere, regalando altri cinque anni a Berlusconi, significa lasciare che il fascismo e una riforma costituzionale di tipo autoritario siano lo scenario futuro.
Due notizie mi hanno colpito in questi giorni, quella che riguarda gli operai del lingotto, un tempo l’elite operaia, che pensano a una specie di marcia dei quarantamila, cioè a una marcia di stampo conservatore, in nome di un lavoro mal pagato e condizionato da clausole di sfruttamento; l’altra le manovre di Sacconi per creare una cinghia di trasmissione tra il governo e le fasce più moderate della CISL.
E c’è poco da scherzare con queste cose, specie se in casa nostra ci sono coglioni come Renzi e Civati, o come Fioroni e Veltroni.
No, credo che questa proposta non possa piacere a nessuno, come non piacciono la maggior parte delle medicine, ma si tratta di un rimedio necessario e d’altra parte in Germania ha funzionato e questo non significa che SPD non lavori alla creazione di una leadership autorevole in grado di battere la Merkel.
Non dobbiamo essere troppo frettolosi nel liquidare una proposta che può salvarci da una nuova edizione del fascismo e ha ragione Franceschini quando ricorda che i partigiani non hanno chiesto a chi saliva in montagna se era monarchico o repubblicano, se era comunista o cattolico, la priorità era battere Mussolini e i nazifascisti.
Discutiamone!