Una primavera di fuoco Sahar Khalifah

Pubblicato il da Libero pensatore

Il nuovo libro di Sahar Khalifah non delude certo le aspettative del lettore che vede in questa scrittrice una delle voci che meglio rappresentano il dramma dei palestinese e, in esso, quello delle donne in particolare. Chi ha avuto modo di leggere le precedenti opere della Khalifah ricorderà che la sua ultima opera si chiudeva con la prima intifada e la speranza che offrivano gli accordi di Oslo. In questa sua nuova fatica, invece, siamo nel pieno dell’invasione israeliana promossa da Sharon. Lo scenario è, quindi, totalmente differente, non c’è più la speranza, non c’è una visione del futuro. Quella invasione è il punto di rottura più doloroso di una storia drammatica. In questo scenario, che la sensibilità della scrittrice riesce a comunicare al lettore, si cala la storia di Ahmed e Magid, due fratelli, diversi nell’età, nei comportamenti, nelle aspirazioni, ma entrambi colmi di visioni di futuro. Magid suona e vuole andare al Cairo e diventare un cantante famoso in tutto il mondo arabo; Ahmed sogna la bambina bionda che vede lontano, nell’insediamento israeliano che confina con il campo profughi nel quale vive. Ma il loro destino è molto diverso dai loro sogni, il loro destino è la violenza della guerra, una violenza che è prima di tutto una violenza contro e su di loro. I due ragazzi sono il paradigma del popolo palestinese, ma, naturalmente, la scrittrice dedica molta attenzione, come ha sempre fatto, al problema delle donne palestinesi che vivono un dramma nel dramma. In conclusione, Sahar Khalifah ci offre un punto di vista della questione palestinese dall’interno e, contemporaneamente, un altro capolavoro della letteratura di questo popolo.

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