Kyra Kyrilina, Penait Istrati
Questo romanzo è uno di quei capolavori della letteratura romena che ci restituisce un paesaggio importante della storia romena. Non credo di poter dire di conoscerla, ma sono rimasto affascinato, come Mihail, al racconto di Adrian che parlava della madre e della sorella che ballavano e vivevano con uomini che condividevano la loro gioia della vita. Ma quelle donne sono anche la moglie e la figlia di un uomo malvagio che le picchia, insieme al figlio Adrian, e le tiranneggia.
Ma la storia non si limita a questo perché, dopo un pestaggio selvaggio, la madre si separa dai figli che incominciano un’odissea che porta Kyra in un harem e costringerà Adrian a una ricerca che lo farà scendere nell’inferno di una depravazione.
La storia non ha un lieto fine, tuttavia la compagnia che mette insieme Adrian con Mihail apre la strada ad un nomadismo che li costringe a rubare, ma nella filosofia di Adrian l’importante è fare qualsiasi cosa ma sempre con il cuore.
Un libro che non sente affatto la distanza temporale rispetto al momento in cui è stato scritto, c’è una modernità nella costruzione narrativa che lascia esterrefatti e affascinati.