Guerra partigiana di Dante Livio Bianco

Pubblicato il da Libero pensatore

Anche in questo libro non c’è tanto un’analisi storica quanto il punto di vista di un uomo, l’autore, che narra la sua permanenza in montagna, dal ’43 al ’45, e coglie lo spunto dagli avvenimenti che vive per operare delle riflessioni interessanti.

Sono molte le occasioni che avremmo per discutere, ma mi sento di coglierne due in particolare.

  1. La prima è che la guerra partigiana è una guerra che nega le visioni militari tradizionali, e anzi è per lo più incomprensibile ai militari di professione. Quando questi si trovano a formare e guidare le prime bande in montagna hanno in genere una tendenza all’attesismo verso gli alleati, oppure conducono gli uomini a un combattimento che non può che condurre alla sconfitta. Non a caso la maggior parte di loro è sostituita prima dell’inverno del 1943.
  2. L’altra è l’importanza che viene sottolineata del ruolo dei commissari politici e della forte identità che si crea dalla condivisione di una comune visione ideale e /o ideologica non solo rispetto alla scelta di combattere, ma anche proiettata nel futuro.

Bianco ci offre quindi una memorialistica partigiana, nelle valli piemontesi attorno a Boves, con riflessioni che possono coinvolgerci ancora oggi.

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