I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio

Pubblicato il da Libero pensatore

Beppe Fenoglio è un mio caso personale. Ho tentato tante volte di leggere la suo opera più nota, “Il partigiano Johnny”, e ogni volta ho ceduto senza mai riuscire a trovare qualcosa in quel libro che riuscisse a appassionarmi. D’altra parte, il lettore ha bisogno di entrare nel mondo contenuto nelle pagine del racconto. Con quell’opera, ogni volta, mi sono sentito cacciato fuori. Per questo, sbagliando, ho finito per accumunare tutta l’opera di Fenoglio con quella mia sfortunata relazione con il partigiano Johnny.

Per questo, ho fatto bene a riprovare con “Una storia personale” e, adesso, con “I ventitré giorni della città di Alba” il mio giudizio è completamente ribaltato (anche per le letture ugualmente affascinanti che ho fatto di seguito). Probabilmente non riuscirò ancora a leggere il partigiano Johnny, ma sono affascinato dalle descrizioni del mondo resistenziale che Fenoglio offre.

Si tratta di affreschi, come quello contenuto in “I ventitré giorni della città di Alba”, che è un racconto costituito dalla risultante dell’interazione di tante storie che hanno come protagonisti tanti personaggi diversi.

Lo stile dell’autore, asciutto, seppure con un utilizzo ricercato delle parole, rende la spietatezza di una situazione che esalta ogni sentimenti, dalla meschinità all’eroismo.

A mio avviso (ma è una cosa personale e quindi assolutamente soggettiva) il punto più alto di questo libro si raggiunge nel racconto dei due partigiani chiusi nella cella in attesa della fucilazione. In questa situazione terribile si mescolano, alternandosi, pensieri di pietà, paura, eroismo, in un alternarsi che coglie il lettore come stordito e lo affascina. Inoltre entrambi sono legati dal medesimo destino eppure ognuno dei due è solo e staccato dall’altro.

Ma, in fondo, la narrazione di Fenoglio è caratterizzata da questo elemento: l’umanità è una sommatoria di individui, donne e uomini, che occasionalmente possono ritrovarsi insieme e percorrere un pezzo di strada, ma nel loro profondo ognuno è profondamente solo e “contro” gli altri.

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