Eva nera

Pubblicato il da Libero pensatore

Eva nera di Franco Prattico

Questo volumetto, scritto con grande chiarezza dal suo autore Franco Prattico, si è dimostrato di grandissimo interresse. Per me, che ancora mi immagino il ragazzo con tanti sogni, che pure mi sono rimasti seppure con solo un po’ di maggiore prudenza, pronto alle
diverse battaglie e, tra queste, quella non meno importante del femminismo, queste pagine sono state entusiasmanti. Questa affermazione sembra paradossale scritta da un uomo, ma se pensiamo che il riequilibrio del rapporto tra i sessi, peraltro non ancora raggiunto, costituiva un cambiamento fondamentale della società in senso progressista, quindi un arricchimento culturale per tutti, questa stranezza appare di una logica ferrea. Il riflusso di quella stagione, non a caso, ha finito per riaffermare una visione, ben definita nel libro come “imperialismo fallico”, che ha determinato anche una involuzione culturale e valoriale. Craxi prima, Berlusconi dopo, Bossi e la Lega nella sua forma più estrema (non a caso uno degli slogan era “ce l’ho duro”) sono stati i portatori di una visione machista, nella quale si enfatizzava il ruolo del capo, che è per antonomasia uomo.

Nel libro sono ripercorse, da un punto di vista antropologico, le tappe della sconfitta della donna, che da dominante è diventata dominata. Ma il primo elemento esaminato è quello del DNA mitocondriale che viene trasmesso dalle donne esclusivamente alle figlie. In questo modo è stata possibile una mappatura a ritroso che ci vede tutti figli di una Eva nera. La società iniziale è una società fortemente matriarcale e, non a caso, per lungo tempo anche gli dei erano donne, tutte derivanti dalla Grande Madre Terra. Alla donna si devono l’inizio della nostra cultura, dal linguaggio (dovuto all’intenso rapporto tra la madre e la sua progenie) all’agricoltura, a forme più organizzate del gruppo che è una derivazione dell’organizzazione della tana, del luogo che costituisce il rifugio nel quale viene protetta la prole.

In questa organizzazione il gruppo delle donne è distinto dai maschi cacciatori e c’è una cura collettiva dei piccoli, inoltre i rapporti con i maschi è poliandrico. Ma è probabilmente questo l’elemento che scatena una profonda mutazione dello statu quo e anche la decadenza del ruolo dominante della donna che ha ceduto il passo all’imperialismo maschile. La donna, probabilmente per un bisogno di rapporto più esclusivo con il figlio e per la mancanza di un estro (quello che nel mondo animale sono i segnali di desiderio della femmina e del maschio) diverso, ha inventato una forma di seduzione, non assimilabile al concetto moderno che abbiamo di essa, che è costituita da un comportamento che assicura al maschio un accesso privilegiato al sesso in cambio di una maggiore protezione dei piccoli. Questa concessione determina una tendenza progressiva alla perdita, da parte della donna, del suo ruolo e l’inizio della netta prevalenza del dominio dell’uomo.

Si afferma così un nuovo ordine, con nuove norme che devono garantire la coesione e, conseguente, la sopravvivenza del gruppo.

La conservazione di questa supremazia è altresì garantita da una cultura che fa diventare la donna pericolosa per la conservazione del gruppo (è Eva che mangia la mela staccata dall’albero della conoscenza ed è di lei la colpa, anche se Adamo la mangia con lei). La donna va domata e, anche per questo, si ricorre ai riti di iniziazione che sono una nuova nascita che rompe il rapporto con la madre.

Insomma, come si vede dal poco che ho scritto, un libro interessantissimo, anche se del 2007 (quindi editorialmente ormai da macero), che aiuta a comprendere come il silenzio delle donne sia pericoloso anche per l’uomo, soprattutto perché blocca i processi di rinnovamento culturale.

 

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