La nebbia
Ho sempre pensato che la nebbia non sia una condizione metereologica, ma uno stato d'animo, un modo di vedere il mondo, di coglierne i particolari che sembrano apparire, come per magia, dal nulla.
La nebbia consente al viandante di scoprire non solo i particolari del paesaggio, ma anche i rumori della sua anima e i silenzi che ci sono in essa e che si odono solo se possiedi quella capacità rara di ascoltarli e quel coraggio, altrettanto raro, di viverli.
La nebbia non diminuisce la grandiosità dello spettacolo naturale, ne deforma la sensazione che, finalmente, porta a vivere ciò in cui ti immergi con l'umiltà dell'ospite nella casa dell'amico.
Il pericolo è che questa visione della vita che induce questo fenomeno naturale, ti porti a sentirti unico nel mondo e a non voler più scorgere altri che non siano te stesso.
Ma questo egoismo non nasce dall'umidità che impregna l'aria, che rimane sospesa, che attenua i colori, dipende dall'incapacità di trovare dentro di noi quel silenzio che la nebbia favorisce.
Perchè quel silenzio non è fecondo di meditazione, ma diventa solo un rumoroso clangore della violenza che coviamo dentro di noi.
Io amo i paesaggi della campagna che si impregnano di quei colori pastello che sembrano indurre alla gentilezza, alla dolcezza nell'animo.
Non che disdegni il prorompere del sole o dei colori, ma la nebbia ha il piacere delle parole sussurrate alla tua amata e che sono solo nostre.
Occorre imparare a vedere nella nebbia, per scoprire la strada. Non è quella che percorriamo con i nostri piedi, ma quella che sentiamo nella nostra anima e che solo gli occhi di essa ci consentono di vedere.