Ricordi di Bosnia
Quando, dopo la guerra, sono andato in Bosnia ricordo lo sconcerto per le ferite delle guerra che ancora erano visibili e, nello stesso tempo, l'incredibile voglia di vivere che c'era nella gente.
Quando cominciai a fotografare volli iniziare da quella che è stato un simbolo di quella guerra: la biblioteca di Sarajevo.
La testimonianza che ogni dittatore o ogni conquistatore deve distruggere la cultura, perchè il sapere, il sapere immaginare, il sapere raccontare, costituisce un pericoloso segno di identità di ogni popolo e va distrutto.
Ma al tempo stesso erano tanti i segni di una voglia di riprendere a vivere senza la paura della morte.
Anche se nei parchi la guerra aveva lasciato segni di morte, tombe per ricordare.
Eppure ovunque c'era la voglia di rinascere.
Mentre la povertà, pudicamente, si faceva vedere cercando si liberarsi del recente passato.
Mi sono poi spostato a Monstar, una città per i giovani, che la notte occupavano ogni posto per incontrarsi, bere birra, parlare ... soprattutto parlare.
Ma le case della zona mussulmana erano state distrutte all'80%
E i campi minati continuavano a essere un pericolo
Anche se tra essi si riusciva anche a giocare a pallone.
E si riapriva il mercato nel centro della città
Dove ancora il ponte distrutto parlava delle ferite ricevute
E proprio nei pressi di questo monumento si prendeva il caffè, quasi come prima della guerra.
La guerra è contro l'uomo, la guerra è silenzio e dolore.