Il mio amico Armin, di Andrea Zapponi

Pubblicato il da Libero pensatore

 Rivedo Armin in un caotico pomeriggio prenatalizio. 
 Mi aggiro tra i colorati corridoi di un immenso centro commerciale, immerso tra glaciali luci di neon, una folla vociante, impazzita che costringe a pericolosi percorsi a ostacoli nel rettilineo corridoio, alchimie provenienti dai negozi di profumi e di saponi che si mescolano agli umani odori di ogni dove. L’aria condizionata affanna convulsamente, sputando esagerate dosi di aria calda che tentano di sovrastare le folate fredde che arrivano all’apertura delle uscite di sicurezza… 
 Sono confuso e quasi perduto, indeciso tra l’ascensore e le scale mobili, quando un personaggio in giacca e cravatta con la lunga chioma nera ben curata e lucida mi si avvicina sorridendo: 
 - Lambro! 
 Questo è il soprannome che mi avevano dato da ragazzo, per via della mia Lambretta… Ma chi diavolo è costui? Non sarà… 
 - Arminio! 
 Sono anni che non ci vediamo, non ci sentiamo. Come a volte capita, i compagni di viaggio a cui si è particolarmente legati, prendono strade diverse dalla nostra. Quando ci si rivede si sente una fitta di dolore: svanita la complicità di un tempo, assopito l’affetto, rimane l’imbarazzo di raccontare in fretta cose personali a un perfetto sconosciuto. 
 - Ti trovo bene, come vanno le cose? Tua moglie sta bene? 
 - Caspita, Arminio, trovo bene anche te!! Tutto bene grazie, e tu? 
 Siamo così cambiati Arminio? Stento a riconoscerti, chiuso nel tuo bel vestito, nella tua cravattina.. gesticoli come un tempo, ma la tua faccia da bambino mi sembra “impiantata” su un altro personaggio. 
 - Io alla grande, Lambro, alla grande! Dopo la laurea ho girato un po’, poi ho trovato un bel posto in una multinazionale e grazie alla mia conoscenza dello spagnolo adesso sono “Area Manager” per l’Europa ovest… Sono sempre in giro, anche domani devo volare in Spagna per concludere… cose grandi, Lambro, cose grandi… ma tu? raccontami… ti sei laureato? 
 - No, Armin, non ho ancora finito… però non mi manca molto… 
 Ma Armin non mi ascolta, si guarda intorno. Siamo in mezzo alle iodurate illuminazioni delle vetrine e intralciamo il passaggio. La ressa natalizia ci urta e ci sfiora come se fossimo pietra pomice in balìa del mare… Armin guarda l’ora, ma il gesto è troppo ampio, quasi stonato. L’orologio mi viene recapitato per posta sotto gli occhi e capisco che il movimento non è fatto per vedere che ore sono ma per farmi vedere che l’orologio è di gran marca. 
 - Cazzo, è meglio che ci spostiamo di qui.. Ho cinque minuti, vieni che ti offro qualcosa al bar.. 
 - Oggi c’è proprio un gran.. - e dicendolo mi incammino verso la zona dove si raduna il maggior numero di locali. Ma anche stavolta non posso terminare la frase. 
 - Quelli là sono per la “gente”, Lambro, per la “gente”… Non vedi che casino che c’è sempre?? Ti porto io in un posto degno, Lambro. 
 Caro vecchio Arminio, anche a me non piace la ressa, ma nemmeno il tuo modo di dirmi ciò che mi hai detto: non siamo “gente” pure noi? 
 L’ingresso del bar è in fondo a un corridoio. E’ seminascosto e semideserto. Confesso di non averlo mai notato. Le luci sono basse sui tavolini, il profumo un po’ troppo forte della commessa pervade il piccolo ambiente, reso più spazioso dagli specchi alle pareti. La musica bassa. E’ un po’ freddo e asettico, quasi triste, ma effettivamente è tranquillo e vi si può conversare in tranquillità. 
 Armin gesticola come ai vecchi tempi, cerca nelle tasche l’accendino e nell’impaccio goffo del movimento finalmente mi ricorda il mio amico “faccia da bimbo Armin”. Ma subito si riprende e, quasi seccato dalla momentanea empasse, facendo un ampio cenno alla cameriera che tarda ad arrivare, si rivolge a me: 
 - Non mi hai più detto se hai finito l’Università.. 
 - No, non ancora, ma… 
 - Cazzo, Lambro, cosa aspetti?? Dai Lambro che dopo vai alla grande anche tu!! Vai alla grande dopo, Lambro, vai alla grande!! Guarda me… Ero “Nessuno” Lambro, guardami adesso… Spagna, Portogallo, Francia, Paesi Bassi… Come diceva quella frase che ripetavamo? “Vedo gente, faccio cose”.. Si, ma… alla grande!! 
 E cos’altro ci dicevamo Armin? Posso provare a farti ricordare qualcuno dei nostri discorsi fiume? Quando io, te, il Greco e CaryGrant, seduti in macchina al freddo fino alle quattro del mattino, davanti a casa del Greco parlavamo di questo mondo di merda che valuta tutto e tutti in base al vestitino, alle scarpe, all’automobilina? 
 O quando ci accanivamo sul provincialismo della nostra città industriale che pensa solo a lavorare e non si cura di nient’altro…? 
 Non ti ricordi più l’odio che provavi per quelli che, come te adesso, venivano nel bar dove servivi a fare la sfilata di moda, carichi di soldi e niente più? 
 Quasi trasalisco quando Arminio, dopo aver fatto le ordinazioni mi guarda da capo a piedi e mi fa: 
 - Eh, Lambro, non sei cambiato per nulla! Mi sembri un “rinnegato” , con la felpa e le scarpe da ginnastica come una volta… Però i capelli… quelli li hai persi, Lambro, alla grande!! Dovresti fare come me… stavo iniziando a perderli e ho fatto una cura… 130 euro a fiala, ma… mi vedi adesso?? 
 Provo a trasmettergli il mio pensiero: 
 -Stavo pensando al Greco e a CaryGrant… ti ricordi.. 
 -Cazzo, non li hai più visti? Dovresti vedere com’è dimagrito Antonio. Adesso lavora alla FinEuro.. dopo la laurea ha cambiato un paio di posti ma adesso è partito alla grandissima anche lui… guadagna un sacco di soldi… scusa un attimo - Pronto? 
 
 Armin si alza e si avvicina alla vetrina. Io credevo in quello che dicevo Armin, e ci credo ancora! Per me non erano solo le parole di “quattro amici al bar”. 
 Armin, cazzo, proprio tu che eri il più infervorato, tu che mi raccontavi di quando abitavi in Cile, da dove tuo padre vi ha portato via dopo aver perso due figli… 
 E’ possibile che quello per cui si lottava, per cui si discuteva, per cui si prendevano le sgridate da delle madri troppo buone, non conti più niente? Una volta finite le difficoltà economiche di spiantati studenti universitari costretti a qualsiasi lavoro per racimolare la “grana per la broda”, è svanito tutto nel nulla? Io non sono cambiato per nulla? No Armin, sono cambiato anch’io, ma gli ideali di giustizia non sono mutati, così come non è mutato il desiderio di provarci seriamente, nel mio piccolo, a cambiare le cose. Forse sono patetico, davvero un rinnegato. A queste cose si deve credere solo fino a 25 anni. “Gli adulti” hanno altro a cui pensare. 
 Penso a come dirgli queste cose, mentre parla al telefono; ma Armin si riavvicina restando in comunicazione, tira fuori un biglietto da visita, lo gira e con una bellissima Mont-Blanc nera scrive un numero di cellulare. Sempre parlando al cellulare mi dà il biglietto da visita accompagnandolo con un gesto che vuol dire: il numero è mio, chiamami dopo, mi saluta ed esce dal bar di fretta. 
 Sorrido, guardo passare i lembi di “gente” che arrivano fin qui mentre finisco l’aperitivo e ascolto la musica. Un po’ troppo bassa per chi è solo. 
Pubblicità

Con tag Narrazioni

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post